I disturbi specifici dell’apprendimento

I disturbi specifici dell’apprendimento

  • articolo a cura della Dott.ssa Chiara Maria Ostini

Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA) è un’”etichetta” che si sente sempre più sulla bocca di insegnanti, genitori e di tutte le figure che ruotano attorno al mondo della scuola. Sembra che in ogni classe, di ogni ordine e grado, se ne trovi qualcuno, ma spesso non si capisce bene che cosa significhi e che cosa comporti: sono bambini che non capiscono, che non si applicano, che non sono capaci di leggere...sono alunni che sono avvantaggiati, che hanno facilitazioni rispetto al resto della classe...se ne sentono tante a questo proposito e c’è molta confusione sull’argomento. Proviamo a fare un po’ di chiarezza.

I disturbi specifici  dell’apprendimento

Si parla di disturbo specifico dell’apprendimento quando si riscontrano difficoltà nell’apprendimento di alcune specifiche abilità scolastiche (lettura, scrittura, calcolo...), che non sono spiegabili dall’intelligenza generale dell’alunno; ovvero, quando le prestazioni in determinate abilità sono molto inferiori rispetto al quadro intellettivo generale dell’alunno.

L’intelligenza è un concetto complesso, che è stato molto studiato dalla psicologia, per giungere alla conclusione che non è unica ma è suddivisa in diverse aree che possono essere più o meno sviluppate. Ad esempio possiamo distinguere tra intelligenza verbale e visuo-spaziale. Tuttavia, normalmente c’è una certa omogeneità tra le varie aree, pertanto un alunno con un elevato quoziente intellettivo dovrebbe avere buoni risultati più o meno in tutte le materie scolastiche, mentre un alunno con un quoziente intellettivo basso dovrebbe incontrare maggiori difficoltà in modo generalizzato.

Un alunno con DSA, invece, ha un’intelligenza nella norma, ma ha una specifica difficoltà ad apprendere una particolare abilità, che può essere la letto-scrittura o il calcolo. Questo perchè c’è un deficit a carico dei processi neuronali preposti per quella determinata abilità. Sono quindi bambini intelligenti ma che fanno un’estrema fatica, per esempio, a leggere, oppure a fare i calcoli in colonna o a memorizzare le tabelline. Proprio perchè intelligenti, spesso vengono visti come svogliati o pigri: sono i classici ragazzi di cui l’insegnante dice “è capace ma non si applica”. In realtà, la demotivazione, se presente, è spesso un effetto secondario dovuto all’estrema difficoltà del ragazzino: chiunque, se non riuscisse in un compito, dopo un po’ smetterebbe di impegnarsi in esso.

Altre caratteristiche comuni a tutti i DSA sono:

  • sono disturbi innati, quindi presenti fin dall’ingresso del bambino a scuola, anche se possono manifestarsi in modo clamoroso più avanti;
  • sono resistenti al cambiamento, quindi non possono essere eliminati definitivamente;
  • non possono essere risolti con adattamenti didattici (ad esempio facendo molto esercizio), ma è necessario un trattamento specifico unito ad apposite misure compensative da utilizzare in classe e nello studio a casa;
  • sono resistenti all’automatizzazione, ciò significa che anche se è possibile migliorare le prestazioni nell’abilità compromessa, i tempi resteranno sempre lenti (es. un ragazzino può imparare a leggere correttamente ma probabilmente leggerà sempre più lentamente dei suoi coetanei).

Vanno, poi prese in considerazione alcune variabili di natura più psicologica. Infatti, anche se teoricamente un disturbo specifico dell’apprendimento compromette un’abilità molto ristretta, queste sono abilità di base che servono, nella scuola come nella vita, in modo pervasivo. Per cui, ad esempio, un bambino con un disturbo specifico della lettura incontrerà difficoltà in tutte le materie in cui è richiesto di leggere e studiare un testo scritto, quindi potrà avere prestazioni basse in quasi tutte le materie di studio. A ciò si aggiunge l’aspetto motivazionale; come detto prima, l’estrema fatica che questi alunni incontrano spesso li fa desistere dall’impegnarsi, proprio perchè, per sua natura, il disturbo è resistente al cambiamento, quindi anche l’esercizio prolungato non migliora le prestazioni. Questo quadro può portare a vissuti di scarsa autostima, ansia e bassa motivazione allo studio, che possono avere come esito situazioni di abbandono scolastico e persino sintomi di depressione.

Un disturbo dell’apprendimento non può scomparire, tuttavia è possibile adottare una serie di misure che permettano all’alunno di compensare la propria difficoltà. Prima di tutto, è importante una diagnosi precoce, nei primi anni della scuola primaria. In secondo luogo, è fondamentale che ci sia un lavoro di squadra tra genitori, lo psicologo che si occupa del trattamento e le insegnanti: infatti ognuno degli attori coinvolti deve fare la propria parte per permettere all’alunno di “indossare gli occhiali adatti”, che gli permettano di studiare e apprendere al pari dei propri compagni.  

Dott.ssa Chiara Maria Ostini
Psicologa e psicoterapeuta - Sesto San Giovanni

 

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