Il binge-eating o disturbi alimentari

I disturbi alimentari

  • articolo a cura della Dott.ssa Chiara Maria Ostini

Quando si parla di disturbi del comportamento alimentare, si pensa tipicamente a disturbi quali anoressia e bulimia. In queste ultimi anni, invece, si stanno sempre più diffondendo altre tipologie di disturbi legati all’alimentazione. Tra questi c’è il binge-eating, altrimenti detto disturbo da alimentazione incontrollata.

Il binge-eating o disturbo da  alimentazione incontrollata

Tale disturbo si contraddistingue per un’alternanza tra periodi di normale alimentazione o digiuno e abbuffate, senza che vi siano le cosiddette condotte compensatorie (come il vomito, l’eccessiva attività fisica o l’uso di purganti e diuretici, tipici nella bulimia nervosa); pertanto chi soffre di questo disturbo è solitamente normopeso o, più spesso, sovrappeso. Le abbuffate sono solitamente fatte in solitudine, si mangia molto rapidamente, ingerendo una quantità di cibo maggiore a quella che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso tempo e, al termine, ci si sente sgradevolmente pieni. Le caratteristiche psicologiche riscontrabili sono due: un senso di profonda vergogna e imbarazzo per la propria condotta (infatti le abbuffate vengono spesso fatte di nascosto) e la percezione di perdita di controllo mentre si sta mangiando, per cui si mangia anche senza aver fame e non si riesce a smettere.

Come per la maggior parte dei disturbi del comportamento alimentare, il controllo è un aspetto centrale per le persone che soffrono di binge-eating. Nello specifico, queste persone sono convinte di non poter controllare il proprio rapporto con il cibo; la percezione di avere scarso controllo sugli eventi e su di sè accompagna spesso bassa autostima, senso di impotenza e di insoddisfazione, nonchè umore depresso. Quindi è facile capire come chi soffra di questo disturbo possa avere ulteriori difficoltà anche in altri contesti di vita. In aggiunta, le condotte di abbuffata e il sovrappeso possono causare problemi di salute e difficoltà a livello sociale, che vanno ad aggravare la bassa autostima. Tuttavia non è facile per queste persone chiedere aiuto, proprio perchè vivono con grande vergogna la loro condizione e tendono a nasconderla. È importante comprendere che, come ogni disturbo psicologico, anche questo è una malattia che va curata adeguatamente e che la sua comparsa non è colpa di chi ne soffre. Infatti tutti i disturbi che hanno a che fare con il cibo sono disturbi che affondano le loro radici nel lontano passato, nell’infanzia e nei primi legami sociali; il cibo e il nutrimento sono, infatti, il primo mezzo di comunicazione e di scambio tra il neonato e chi gli sta intorno. Pertanto i disturbi legati al cibo riguardano ferite e difficoltà molto profonde e, spesso, inconsapevoli dell’individuo, che solo mediante un percorso apposito possono venire alla luce ed essere risolte.

Affrontare il proprio senso di vergogna e chiedere aiuto è il primo passo da fare per chi soffre di questo disturbo.

Dott.ssa Chiara Maria Ostini
Psicologa e psicoterapeuta - Sesto San Giovanni

 

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