Sei buoni motivi per scegliere l'analisi transazionale

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Sei buoni motivi per scegliere l'analisi transazionale

  • articolo a cura della Dott.ssa Chiara Maria Ostini

Quando si decide di intraprendere un percorso di psicoterapia o di sostegno psicologico, ci si trova a dover scegliere tra una gamma di scuole, approcci e metodi così ampia che può disorientare i non addetti ai lavori.

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Premesso il fatto che tutti gli approcci seri sono validi e ciascuno deve trovare il terapeuta che, per orientamento teorico e per caratteristiche personali, lo fa sentire a proprio agio, ecco 6 motivi per cui un percorso di terapia ad orientamento analitico transazionale (AT) è particolarmente efficace:

  1. Il terapeuta analitico transazionale si pone con il paziente in una relazione alla pari; ovvero, non si pone come l’esperto che risolve il problema del paziente perchè ne sa più di lui, al contrario paziente e terapeuta, ognuno con le proprie competenze, lavorano insieme verso il cambiamento.
    Il terapeuta, in quanto esperto della propria materia, può proporre delle ipotesi, ma è solo il paziente, in quanto esperto di se stesso, che può verificare se sono vere oppure no. In questo modo il paziente diviene responsabile del proprio percorso e si evita di imboccare piste false che possono allungare i tempi delle terapia.
  2. All’inizio di ogni terapia si stipula un contratto di terapia: il paziente decide cosa vuole cambiare e quali passi sono necessari per raggiungere il cambiamento, ovvero si pone degli obiettivi che siano concreti, raggiungibili e verificabili.
    Questo rende il lavoro terapeutico più veloce e limita il rischio di perdere la direzione perchè si è perso di vista il traguardo finale.
  3. L’analisi transazionale lavora a tutti i livelli in cui può manifestarsi il disagio.
    I sintomi o le modalità disfunzionali possono riguardare l’area emotiva (le emozioni), cognitiva (i pensieri), comportamentale (gli atteggiamenti e i comportamenti) o somatica (le sensazioni fisiche), più spesso coinvolgono tutti questi livelli.
    L’AT può intervenire su tutte queste aree; inoltre, poichè ognuno di noi ha un accesso facilitato ad alcuni livelli piuttosto che ad altri (ci sono persone che riflettono molto sulle cose ed altre che sentono molto col corpo, per esempio), il terapeuta analitico transazionale ha cura di lavorare inizialmente a un livello in cui il paziente si sente più a suo agio, per poi andare a stimolare quelli in cui presenta maggiori difficoltà.
    Ciò facilita il lavoro iniziale, perchè siamo più disposti a lavorare partendo dalle aree che sentiamo come meno problematiche, ma nel contempo permette di ottenere un cambiamento più completo.
  4. Berne, il fondatore dell’AT, diceva che i terapeuti dovrebbero parlare in modo da farsi capire anche da un bambino di otto anni.
    Questo significa che l’AT utilizza un linguaggio semplice, ricco di immagini, che permette a chiunque, indipendentemente dal proprio livello di istruzione o dalle proprie competenze e conoscenze, di comprendere i propri processi psichici, sia quelli che lo bloccano sia quelli necessari per il cambiamento. In questo modo, il paziente diventa realmente un esperto e può partecipare attivamente al lavoro terapeutico.
  5. Si lavora sul qui e ora; cioè, l’interesse è su quello che accade al paziente in questo momento della propria vita, allo scopo di raggiungere un maggiore benessere. La storia passata serve soltanto per capire da dove il paziente ha imparato le modalità disfunzionali che gli creano disagio nel presente, ma l’attenzione è posta sempre su quello che non funziona adesso e su come star meglio nel futuro. In questo modo non si perde tempo ma anche il passato è utilizzato in funzione del miglioramento finale.
  6. Ogni percorso termina con una fase di riapprendimento; cioè, il paziente impara nuove modalità più funzionali, alternative a quelle che lo facevano stare male, ed è accompagnato nello sperimentarle in situazioni concrete, prima nello studio del terapeuta e in un secondo momento fuori.
    In questo modo il paziente non si limita a comprendere perchè sta male o cosa gli crea disagio, ma opera un cambiamento concreto, tangibile e osservabile, che gli consente, una volta finita la terapia, di affrontare le situazioni quotidiane con maggior serenità ed efficacia.

Dott.ssa Chiara Maria Ostini
Psicologa e psicoterapeuta - Sesto San Giovanni

 

Dott.ssa Chiara Maria Ostini - Psicologa e psicoterapeuta a Sesto San Giovanni

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