Aiuto! È il primo giorno di scuola

Aiuto! È il primo giorno di scuola

  • articolo a cura della Dott.ssa Chiara Maria Ostini

Come ogni anno è arrivato settembre e, con esso, il primo giorno di scuola. E con il primo giorno di scuola arrivano tutte le ansie, le paure, le preoccupazioni che, per qualche mese, erano state accantonate da alunni e genitori.

Il primo giorno di scuola e lo stress

La scuola, infatti, può essere un’avventura entusiasmante oppure una notevole fonte di stress per grandi e piccini, ma anche nel migliore dei casi porta con sè problematicità e difficoltà più o meno facili da superare.

Ci sono bambini, però, per cui il fatto stesso di andare a scuola e di lasciare per qualche tempo i genitori è motivo di ansia e angoscia. Questi bambini reagiscono alla separazione con pianti inconsolabili, spesso si preoccupano molto dell’avvicinarsi del momento della separazione e tentano di evitarla in ogni modo: aggrappandosi ai genitori, inventandosi scuse, lamentando disturbi fisici, che in alcuni casi possono essere reali, perchè somatizzazioni dell’ansia del bambino. Sono situazioni molto difficili da affrontare per un genitore, perchè è doloroso vedere il proprio piccolo piangere inconsolabile, soprattutto se da piccoli si è sofferto dello stesso problema, ci si può sentire in colpa per “abbandonarlo” in classe in lacrime e, alla lunga, può diventare una fonte di stress che richiede un impiego notevole di tempo e di energia.

Che fare allora?

Va innanzitutto detto che questo comportamento affonda le sue radici nell’ansia da separazione, che compare intorno agli otto mesi ed è un atteggiamento del tutto normale che implica che il bambino che ha sviluppato un attaccamento sicuro alla madre, cioè il bambino che ha fiducia nella madre, si spaventa quando viene lasciato solo con un estraneo perchè viene meno la sua fonte si protezione e sicurezza. Crescendo, il bambino impara che, anche se la madre va via, non lo sta abbandonando e che ci sono altre figure adulte buone e capaci di prendersi cura di lui; pertanto inizia a tollerare di più la separazione. Tuttavia, può capitare che, nonostante questi presupposti, il bambino reagisca all’inserimento alla materna (ma anche alla scuola primaria) con ansia e preoccupazione. Per lui è tutto nuovo: ambiente, persone, richieste...è normale che si senta spaesato e che richieda la presenza della sua principale fonte di sicurezza: i genitori.

In questi casi il problema rientra solitamente in pochi giorni. È quindi opportuno consolare il bambino, dirgli che capiamo come si sente e spiegargli quello che succederà: che passerà un pò di tempo a giocare con la maestra e i nuovi amici e poi arriverà la mamma (o la nonna, la baby sitter...) e tornerà a casa etc. Nel contempo è bene non ingigantire la situazione; è molto facile per un genitore farsi contagiare dall’angoscia del figlio o sentirsi in colpa per “abbandonarlo” a scuola e queste emozioni si traducono in fatica a lasciare il bambino, in promesse di fargli di un regalo alla fine della giornata, a volte persino si risolvono nel genitore che si porta via il bambino, dicendo “viene domani”...per poi il giorno dopo ricominciare con lo stesso rito. Tutti questi comportamenti fanno capire al bambino che davvero la scuola è pericolosa e non lo aiutano nel distacco.

Mostrarsi comprensivi ma, al contempo, sereni e pronti a tollerare la frustrazione del distacco è il modo migliore per aiutare il bambino a superare rapidamente questa difficoltà.

Ci sono casi in cui, però, il bambino continua a non voler andare a scuola, a essere inconsolabile, a preoccuparsi costantemente per la scuola, anche nel week end o in momenti della giornata dedicati ad altro. Qui siamo davanti a una situazione più problematica, alla cui base possono esserci più spiegazioni. Infatti, potrebbe significare che l’attaccamento del bambino alle sue figure di accudimento non è del tutto sicuro, per  cui teme che possa essere abbandonato o che la mamma non gli voglia più bene. Oppure il bambino potrebbe aver colto, in modo del tutto inconsapevole, il senso di colpa del genitore e essersi convinto che se è felice a scuola potrebbe renderlo triste; infatti il genitore può proiettare sul figlio i propri vissuti infantili non elaborati di abbandono e paura ed essere in qualche modo convinto che separarsi dal figlio, seppur per lasciarlo a scuola, sia sbagliato, pericoloso o motivo di tristezza. Anche se queste emozioni non vengono espresse al bambino, esso le coglie e le fa sue. È bene quindi, in queste situazioni, chiedersi sempre come viviamo noi in primis il distacco dal nostro bambino e, se sentiamo delle difficoltà, è fondamentale che ce ne prendiamo cura.

L’ansia per la scuola può essere accompagnata da altre paure o pensieri angosciosi. In questo caso è bene indagare, con delicatezza, se ci sono altre cose che preoccupano il bambino: alcuni eventi di vita, come la morte di un nonno, un furto in casa o anche esperienze meno traumatiche, possono destabilizzare l’equilibrio del bambino, il quale “sposta” l’ansia dallo stimolo originario alla scuola. Ad esempio, un bambino che ha appena perso il nonno può sviluppare la paura di perdere altre persone care ma questa emozione può risultare intollerabile per lui che, quindi, la sposta sulla scuola.

Infine, un caso particolare riguarda quei bambini che iniziano la scuola proprio in concomitanza dell’arrivo di un fratellino: in questo caso, il senso di esclusione che possono sperimentare in relazione al nuovo venuto, unito alla prima esperienza di separazione dal nucleo familiare possono generare fantasie di abbandono e sostituzione che vanno comprese e smentite, con estrema delicatezza e affetto.

Con dei piccoli accorgimenti è quindi possibile risolvere anche situazioni all’apparenza drammatiche. Se, nonostante tutto, il bambino continua a non volere andare a scuola è bene consultare un esperto.   

Dott.ssa Chiara Maria Ostini
Psicologa e psicoterapeuta - Sesto San Giovanni

 

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Ultima modifica: 03/04/2018

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