Piccola antologia dei giochi psicologici - parte seconda

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Piccola antologia dei giochi psicologici - parte seconda

  • articolo a cura della Dott.ssa Chiara Maria Ostini

Ecco qualche altro gioco psicologico in cui potreste riconoscervi.

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PERCHÈ NON...SÌ MA...
Questo gioco è tipico di chi, di fronte a un problema, invece di trovare una soluzione chiede consiglio ma, invece di accettare i consigli offertigli, obietta a ogni tentativo d’aiuto. Il nome del gioco deriva proprio dal fatto che queste persone iniziano spesso le loro frasi con “Sì ma...”, vanificando ogni tentativo da parte degli altri di aiutarli. Durante il gioco, la persona che lo inizia si pone come chi non è in grado di fare da solo ma ha bisogno dell’altro, ma le sue obiezioni lo portano a capovolgere la situazione, per cui è la persona a cui ha chiesto consiglio a fare la figura dell’incapace. Ad esempio: raccontate a tutti che volete dimagrire ma non ci riuscite; le persone a cui lo raccontate si impegneranno per darvi un sacco di consigli ma voi trovate la scusa per non seguirne neanche uno.

Come ci si sente alla fine di questo gioco? Solitamente abbattuti, con la convinzione che nessuno può aiutarci, che il mondo è fatto di incapaci e noi siamo delle povere vittime. E a cosa serve? A non prenderci la responsabilità di quello che ci capita e a evitare la fatica di agire e fare qualcosa per migliorare in meglio la nostra esistenza.

Chi gioca a questo gioco si comporta come un bambino, che non è in grado di scegliere per sè, e contemporaneamente tratta gli altri come bambini, criticando ogni loro tentativo di aiuto. Prendiamo l’esempio sopra: al termine del gioco penserete che voi siete condannati a non dimagrire e che nessuno è stato capace di darvi un consiglio risolutivo e proverete emozioni di tristezza e impotenza. In realtà, voi potreste iniziare la dieta proposta da un amico o lo sport suggerito dall’altro, ma qualcosa vi blocca dal prendervi la responsabilità e la fatica di un cambiamento.

Come cambiare? Prestate attenzione a quando iniziate una frase con le fatidiche paroline “sì ma” e sforzatevi di rispondere in un altro modo: le nostre parole riflettono il nostro mondo interno e diventarne consapevoli implica una maggior consapevolezza dei propri meccanismi e un primo passo per modificarli.


PRENDETEMI A CALCI
“Perchè capitano tutte a me?” Se spesso vi trovate a rimuginare queste parole, molto probabilmente giocate a prendetemi a calci.

Infatti, è il gioco tipico di quelle persone che sembrano far di tutto per essere maltrattate, derise, abbandonate dalla gente. Un esempio può essere l’adolescente timido e poco socievole, che fa mille sforzi per essere accettato dal gruppo, finendo sempre per rendersi ridicolo. Oppure la persona ansiosa che assilla tutti con le proprie ansie, finchè i conoscenti le girano al largo pur di non sentirla più lamentarsi.

Spesso lo si gioca perchè si è costruito la propria identità su un’immagine di perdente, di persona sfortunata o non amabile e la possibilità di essere qualcosa di diverso, una persona di successo ad esempio, è così spaventosa che si fa di tutto (a livello inconsapevole) per evitarlo.

Se vi sembra di giocare questo gioco, per prima cosa riconoscete la vostra parte di responsabilità. Siete una donna che non riesce a tenersi un uomo? Invece di lamentarvi che trovate solo uomini sbagliati, provate a chiedervi cosa fate voi per attrarre (o essere attratte) solo da loro.

In secondo luogo, chiedetevi da cosa scappate: cosa vi fa paura nel trovare l’uomo giusto per voi? Forse non vi sentite meritevoli di essere amate oppure siete convinte di non essere all’altezza di un uomo affidabile.

Infine provate a modificare i vostri comportamenti e le vostre convinzioni. Civettate solo con uomini inaffidabili perchè siete convinte che solo loro potrebbero essere attratti da voi? Bene, iniziate a dirvi che voi meritate di meglio e iniziate a guardarvi intorno e a concedere un sorriso anche a chi può farvi stare bene.


BURRASCA
Lo dice il nome stesso, questo gioco è tipico delle coppie che sembrano riuscire a comunicare solo litigando. Se siete una coppia che spesso si trova, senza quasi rendersene conto, coinvolta in litigi accesi, che finiscono in urla e porte sbattute e, quando tutto è finito, non riuscite a ricordare il motivo del disaccordo, molto probabilmente siete dei giocatori di burrasca.

Le particolarità di questo gioco psicologico, che si distingue da un normale litigio, sono, oltre alla tendenza a ripetersi frequentemente, che i litigi vengono innescati da situazioni talmente banali che spesso non si riesce più a ricordarle e che non terminano con un rappacificamento, ma si resta arrabbiati, insoddisfatti e con un forte stato di tensione. La spiegazione è da ricercare nel motivo per cui “scoppia la burrasca”, cioè l’evitamento dell’intimità, di una reale vicinanza psicologica e fisica. Non si litiga, quindi, perchè c’è un reale disaccordo ma per tenere lontano qualcos’altro; può manifestarsi, quindi, in coppie che hanno difficoltà nella comunicazione oppure in cui si è esaurita l’intesa sessuale.

Capire che la rabbia e le urla sono soltanto dei mezzi per difendersi da un disagio più profondo è quindi il primo passo per vedere il proprio partner non più come un avversario ma come un compagno che condivide la stessa difficoltà. Il secondo passo da fare è capire che cosa si sta cercando di evitare e impegnarsi insieme per affrontare il problema, invece di continuare a scappare.

Dott.ssa Chiara Maria Ostini
Psicologa e psicoterapeuta - Sesto San Giovanni

 

Dott.ssa Chiara Maria Ostini - Psicologa e psicoterapeuta a Sesto San Giovanni

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Ultima modifica: 03/04/2018

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