Piccola antologia dei giochi psicologici - parte prima

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Piccola antologia dei giochi psicologici - parte prima

  • articolo a cura della Dott.ssa Chiara Maria Ostini

Se vogliamo riconoscere nella nostra vita i giochi psicologici, per provare a reagire alle situazioni in un modo nuovo e più funzionale, che ci faccia stare meglio, è essenziale sapere quali sono i giochi principali che possiamo fare. Eccone alcuni esempi.

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IL TRIBUNALE
Giocano al tribunale le coppie che cercano di coinvolgere altre persone, ad esempio amici o famigliari, nelle loro dispute. La caratteristica di questo gioco sta nel fatto che ciascuno parla dell’altro, accusandolo, in un battibecco senza fine, mentre il pubblico di amici e parenti deve fare da giuria, cioè deve decidere chi dei due ha ragione o torto. Solitamente questa situazione causa un grande imbarazzo tra gli ascoltatori, a cui viene chiesto di prendere le parti di uno dei due partner, e lascia i due giocatori arrabbiati e malcontenti perchè è impossibile che venga realmente stabilito di chi è la ragione. Conclusione: serata rovinata e tensione per tutti i presenti (tensione che potrà essere usata per continuare il gioco, spostando la discussione su di chi è la colpa della serata rovinata).

Questo permette ai giocatori di spostare l’attenzione sul fuori, invece di concentrarsi su di sè e su cosa li fà star male. Accusando il partner, nessuno dei due si prende la propria parte di responsabilità per quello che non funziona nella coppia e per quello che desidera di diverso.

Siete una coppia che gioca spesso a questo gioco, magari quando uscite con amici o a cena dalla suocera? Bene, un modo per non rovinarvi più le uscite con i vostri amici o le cene di famiglia è cercare di rimandare la discussione all’intimità delle vostre mura domestiche, evitando di coinvolgere altre persone, che vi ringrazieranno per non metterle più in questa posizione imbarazzante.
Proprio non ci riuscite? Iniziate con questo piccolo esercizio: quando vi accorgete che state iniziando il gioco, sforzatevi di usare frasi che hanno come soggetto solo voi stessi e non l’altro: vi aiuterà a spostare l’attenzione da quello che “l’altro mi ha fatto” a quello che voi sentite, pensate e fate. In questo modo si riporta il focus su di sè e sui propri bisogni.


TUTTA COLPA TUA
Si gioca tra partners ma anche tra madre e figlio o padre e figlio. La situazione tipica si ha quando uno dei due si lamenta con l’altro di non poter fare qualcosa a cui tiene moltissimo perchè l’altro non vuole, così si scatenano litigate cicliche che si ripetono sempre uguali, senza che nessuno dei due faccia qualcosa per cambiare la situazione. In realtà, nessuno dei due vuole realmente cambiare la situazione, neanche chi si lamenta, perchè magari quello che dice di desiderare gli fa anche paura, quindi preferisce mantenere la propria vita immutata accusando l’altro.

Siete un trentenne che vive ancora con la mamma, perchè lei non vi lascia la vostra indipendenza? Oppure siete una giovane mamma, che non può riprendere a lavorare perchè vostro marito vuole che restiate a casa a badare ai figli? E magari vi lamentate spesso di questo? Se vi riconoscete in questi esempi, probabilmente state giocando a tutta colpa tua.

Provate a pensare: che cosa vi impedisce concretamente di avere la vostra indipendenza, di riprendere a lavorare o qualsiasi altra cosa sentiate che vi manca? È realmente la persona che avete al fianco o siete voi, magari per paura di non farcela, di non essere all’altezza della situazione, di sbagliare?

Di fronte alle scelte di vita, ai grandi cambiamenti è normale avere paura, sentirsi bloccati e non all’altezza della situazione. Dare la colpa agli altri è un meccanismo di difesa per tenere lontane queste paure perfettamente naturali, ma che non ci permette di superarle. Così si corre il rischio di passare la vita a lamentarsi per qualcosa che si vorrebbe ma che non si ha il coraggio di raggiungere. Si corre il rischio di perdere la possibilità di avere una vita più soddisfacente, più felice, più ricca.

Riconoscere e accettare la propria paura, invece, insieme al chiedere aiuto, è il primo passo per cambiare.


L’OCCUPATISSIMA
Questo è il gioco preferito dalle donne 2.0: donne in carriera, super mamme, con una vita sociale fittissima, sempre impeccabili, con una casa tirata a lucido...in una parola efficientissime. Alzi la mano chi si riconosce in questa immagine! Sarete tantissime.

La donna occupatissima è la donna che deve sempre essere perfetta, in ogni circostanza, che si riempie di cose da fare e le fa bene, anzi benissimo, che pensa sempre a tutti e tutto... finchè non crolla. Ognuna, poi, crolla a modo suo: c’è chi si accanisce col compagno, accusandolo di non fare nulla per aiutarla, e c’è chi si mette a letto per tre giorni senza la forza di far nulla. C’è anche chi crolla regolarmente a due passi dall’evento importante per cui ha investito tutte quelle energie: il giorno in cui si gioca la propria carriera lavorativa o in cui c’è una ricorrenza familiare di grande importanza. Così vanifica tutti i propri sforzi!

Chi gioca a questo gioco è spesso una donna molto critica verso se stessa e con standard molto elevati che cerca in ogni modo di raggiungere, per poi sistematicamente fallire perchè irraggiungibili; è, inoltre, una donna poco attenta ai propri bisogni, che non ha mai imparato l’importanza di prendersi cura di sè.
È anche molto probabile che si sia trovata un compagno altrettanto critico e poco attento ai suoi bisogni, così nel momento inevitabile del crollo, l’occupatissima sperimenta un vissuto di fallimento e di inadeguatezza che la spingeranno a riempirsi ancora più di impegni, per cercare di riscattarsi.

Se vi riconoscete in questa superdonna e anche voi vi sentite di non fare mai abbastanza, di non essere mai sufficientemente all’altezza, fermatevi ad ascoltarvi. Anche voi, come tutti, avete dei bisogni e avete il diritto al riposo, al prendervi cura, al dire “no! Sono stanca”. Imparate ad accettare questa parte di voi, ad essere meno critica verso di essa, e a rispondere alle richieste degli altri che sentite eccessive a partire da come state in quel momento, da quello che sentite di poter dare e non dalla spinta a essere perfetta, a fare tutto.

È difficile, per chi è stata abituata a misurare il proprio valore sulla performance, accettare che ci sono anche i bisogni, ma sapersi fermare è essenziale per riscoprire il piacere delle relazioni, quella con se stessa prima di tutto, e anche per tornare a essere più efficienti, una volta ricaricate le batterie.

Dott.ssa Chiara Maria Ostini
Psicologa e psicoterapeuta - Sesto San Giovanni

 

Dott.ssa Chiara Maria Ostini - Psicologa e psicoterapeuta a Sesto San Giovanni

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Ultima modifica: 03/04/2018

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