EMDR: perché funziona?

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EMDR: perché funziona?

L’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) è la tecnica elettiva per la cura del Disturbo Post Traumatico da Stress (PTSD) ed è risultata molto efficace anche per il trattamento di numerosi altri disturbi, come i disturbi d’ansia, i disturbi psicosomatici, i disturbi comportamentali nei bambini e altri. Ricerche su scala internazionale hanno dimostrato che la quasi totalità dei pazienti, che venivano sottoposti a terapia EMDR in seguito a un trauma singolo, mostravano miglioramenti già dopo 3-6 sedute.

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Com’è possibile un simile risultato?

L’Emdr è un trattamento psicoterapeutico che facilita la risoluzione di sintomi e del disagio emotivo conseguenti a esperienze traumatiche. Per fare ciò, non opera direttamente sui sintomi, bensì sul ricordo del trauma a cui i sintomi sono legati.

Per capire come ciò sia possibile, bisogna comprendere come funziona il nostro cervello. Tutte le nostre esperienze sono immagazzinate nel nostro cervello sottoforma di ricordi, i quali sono composti sia da immagini, suoni, odori legati all’evento, ma anche da pensieri, emozioni e sensazioni fisiche vissute durante il manifestarsi dell’evento stesso. Per fare ciò, è necessaria l’integrazione tra i due emisferi del cervello, che hanno funzioni diverse, e l’attivazione dell’Elaborazione Adattiva dell’Informazione (AIP), un sistema innato che permette di immagazzinare i ricordi in una forma accessibile e funzionale. Sembra un processo estremamente complesso, eppure noi lo eseguiamo quotidianamente, senza neppure accorgercene.

Quando si vive una situazione traumatica, però, è possibile che tale processo si blocchi e che il ricordo di questa esperienza non venga memorizzato correttamente. Nello specifico, il ricordo traumatico viene immagazzinato nell’emisfero destro, separato dal resto dei ricordi, e rimane congelato in un eterno presente. L’esperienza traumatica, quindi, non viene collocata nella sua dimensione passata ma permane come se fosse costantemente presente e diventa disturbante al punto da generare sintomi e stati di disagio, a volte anche invalidanti. È quindi possibile ridurre o eliminare i sintomi legati ai ricordi traumatici, riattivando il processo di elaborazione delle informazioni; in questo modo, il ricordo disturbante viene integrato con tutti gli altri ricordi e, al contempo, vengono integrati i diversi componenti (sensoriali, emotivi, cognitivi, somatici) dell’esperienza traumatica, in modo che tale esperienza venga percepita come un episodio del passato, che è stato difficile e negativo ma che si è concluso, e non come una minaccia attuale e disturbante.

Perché si attivi il processo dell’Elaborazione Adattiva dell’Informazione, è necessario che ci sia comunicazione tra i due emisferi cerebrali, perché, affinchè l’elaborazione avvenga correttamente, è necessario che ci sia integrazione tra gli aspetti cognitivi del ricordo (elaborati dall’emisfero sinistro) e gli aspetti emotivi e somatosensoriali (elaborati dall’emisfero destro). Il trattamento EMDR sfrutta la stimolazione bilaterale per facilitare questa comunicazione.

Infatti si è scoperto che stimolando bilateralmente il cervello, attraverso dei semplici movimenti oculari o delle stimolazioni tattili, si innesca un processo neurofisiologico naturale, simile a quello che avviene nel sonno REM (la fase del sonno in cui si sogna), che permette una migliore comunicazione tra gli emisferi cerebrali e, quindi, l’elaborazione delle informazioni.

Il paziente in terapia EMDR, quindi, viene invitato dallo psicologo a compiere dei semplici movimenti oculari o altro tipo di stimolazione destra-sinistra, mentre presta attenzione a pensieri, emozioni e sensazioni fisiche legate all’evento traumatico. Quello che si osserva è che il paziente inizia a elaborare spontaneamente il ricordo, finchè l’esperienza traumatica perde vividezza, viene ricollocata in una prospettiva passata e i pensieri intrusivi e le emozioni disturbanti si affievoliscono fino a scomparire.

Scopo del trattamento non è, quindi, eliminare il ricordo traumatico, bensì integrarlo con gli altri eventi passati, affinchè non disturbi più. Perché il processo di elaborazione avvenga con successo, è importante che venga svolto da un professionista psicoterapeuta adeguatamente formato all’utilizzo di questa tecnica.

Dott.ssa Chiara Maria Ostini - Psicologa e psicoterapeuta a Sesto San Giovanni

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Ultima modifica: 03/04/2018

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